Espositori Antiquaria Padova

Padiglione 1 - Stand 45

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Studiolo Fine Art – Di Stefano e Guido Cribiori

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Studiolo Fine Art

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Descrizione

Sebastiano Lazzari
( Verona, 1730 ca – attivo a Vicenza fino al 1791)

“Finto asse e natura morta con cocomero e sfera armillare”, olio su tela cm. 54×66, datato in alto a sinistra ” Este 1783 “, in cornice coeva

“Finto asse e natura morta con pesche e globo terrestre”, olio su tela cm. 54×66, firmato e datato in basso a sinistra sulla carta geografica ” Sebastiano Lazari Veronese f. 1785″ in cornice coeva

 

Il tema del “trompe l’oeil” conosce uno sviluppo straordinariamente variegato nel corso del Settecento, come una sorta di derivazione nell’ambito del più ampio genere pittorico naturamortista.

Nel caso della coppia di tele in esame, il maestro veronese, uno dei massimi specialisti in tale “sottogenere”, dispiega con sapiente armonia cromatica e compositiva una serie di oggetti disposti su due piani d’appoggio prospettici e su una parete di fondo, pure lignea, senza indugiare soltanto sugli aspetti visivamente più virtuosistici, ma con un’attenzione per la complessità culturale di riferimenti affatto raffinata. Nella seconda tela, infatti, la “delineazione dell’Europa” (che reca, peraltro, nel margine inferiore, la firma del pittore per esteso con l’apposizione della data, 1785) si accompagna al globo geografico associato ad un piccolo componimento poetico sul tema del viaggio; nel dipinto a péndant, datato  Este 1783,  il concetto si sviluppa attraverso la presenza di una sfera armillare, riferibile all’idea  classica di “sfera celeste”, accostata, non a caso, al tomo galileiano definito sulla destra, accanto ad oggetti vari e cartigli illusionisticamente definiti lungo la parete di fondo.

L’allegoria può essere definita, dunque, come riflessione filosofica sul significato  ingannevole della pittura, che non può cogliere l’essenza della realtà e delle entità  soprasensibili, anticipando di un secolo e mezzo la pittura di un Magritte (“Ceci n’est pas une pipe”).

Dal profilo puramente formale è rilevante soprattutto la definizione della frutta, con chiari rimandi di marca sottilmente arcaizzante, quasi neocaravaggesca, nell’effetto tattile, nella sensibilità volumetrica, nello sfondato tridimensionale della susina che fuoriesce dal tavolo, nella prima tela.